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Caro Brunetta, la prossima volta che hai voglia di parlare, please, collega il cervello alla bocca, oppure TACI!

12 gennaio 2009

Parole di Ministro: “Il tornitore alla Ferrari ha il sorriso e la dignità di dire al figlio che cosa fa, l’impiegato al catasto, i professori, i burocrati no”.

L’ha detto qualche giorno fa Brunetta, Ministro di sta-ceppa-di-governo-in-sta-ceppa-di-paese-dell’Amministrazione Pubblica.


Caro signor Brunetta, la sua affermazione mi ha profondamente indignata, e non solo per banali motivi “politici”.

Sono figlia di un assistente giudiziario, un uomo che, purtroppo, non può più risponderle. Perciò, mi permetto non solo di dissentire dalle sue esternazioni, ma anche di indignarmi, a nome mio e di mio padre, appunto, che non si è mai vergognato di essere dipendente statale, anzi. Le dirò di più: da quando avevo 5 o 6 anni, quando poteva, mi portava nel suo ufficio; mi ha sempre parlato del suo lavoro, delle cose belle e delle cose brutte, delle magagne, dei processi che andavano-vanno-e-andranno-nei-secoli-dei-secoli a rilento, delle inadempienze e del lassismo che si diffonde come l’acqua nelle insenature delle mattonelle. Insomma, un infinità di falle, di orrori, di ordinaria amministrazione pubblica. Però, mi parlava anche di giudici che cercavano di fare il proprio mestiere al meglio, di colleghi che credevano nel proprio lavoro, nonché della sua caparbietà nel resistere alle tentazione degli avvocati che gli chiedevano piccoli “favori”.

Insomma, caro signor Brunetta, lei non leggerà questo post, e me ne rammarico, sebbene sia convinta che a nulla servirebbe. Perché lei, e le persone come lei, danno fiato alle loro bocche grandi (nel suo caso, mi spiace dirlo, è l’unica cosa degna di tale aggettivo), senza collegare il cervello e le relative sinapsi ai muscoli facciali. Gente come lei crede, forse per sentito dire, o, ancora peggio, per biechi fini propagandistici-populistici, di aizzare le folle con frasi fatte echeggianti a banali luoghi comuni.

Sia chiaro: lungi da me il sospetto di una difesa a spada tratta della Pubblica Amministrazione. Anch’io sono una bureaucracy-victim. Del resto, quale italiano, ricco, povero, intelligente, furbetto o ingenuo, non si è scontrato contro l’omino occhialuto, un po’ presuntuoso, che prende il caffè con comodo, mentre il cittadino medio cerca di districarsi tra scartoffie varie, marche da bollo, versamenti, firme autenticate, autocertificazioni, inchiostro liquido e gomma lacca! Tutti. Tutti noi, dai 18 anni in su, abbiamo sperimentato i cunicoli oscuri di comuni, ASL, tribunali, preture, uffici anagrafe, motorizzazione e chi più ne ha più ne metta!

Però, signor Brunetta, la burocrazia non l’hanno di certo inventata i burocrati o, ancor meno, i semplici impiegati occhialuti e ingobbiti, per lo più bruttarelli, e neppure le donnine con le meches, le gonne un po’ lunghe e lo smalto saltato che siedono dall’atra parte della scrivania. Signor Brunetta, le leggi, la burocrazia, la fate voi, ministri, deputati, senatori, capigruppo, sottosegretari, portaborse e, secondo me, anche gli autisti-di-auto-blu.

Perciò, facile prendersela con gli impiegati del catasto che, secondo lei,  si vergognano del proprio lavoro. Facile come sparare sulla Croce Rossa, o bombardare Gaza. Facile, perché l’italiano medio quella gente lì la odia, perché ci fa perdere tempo. Proprio perché l’italiano medio non pensa. Quanto meno lo fa poco. E non pensa che riformare l’Amministrazione Pubblica è un dovere, certo. Basterebbe dare il buon esempio. Voi ministri. E quelli come voi.

A cominciare da lei, signor Brunetta. A cominciare dal rispetto nei confronti di molti italiani che, anche se poveri impiegati, hanno dignità, dignità di fare il proprio mestiere nonostante la follia delle leggi dello stato italiano, leggi che avete fatto voi, lei, siognor Brunetta, e i suoi colleghi e predecessori.

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