Il Corpo delle donne 2… ovvero la ridicola difesa di Striscia la notizia

28 febbraio 2011

L'ex velina di Striscia la Notizia, Melissa Satta, sulla copertina del settimanale Panorama. Per chi non se ne fosse accorto, "toccami" si riferisce ai dispositivi touch screen.

Quei buontemponi di Striscia la Notizia di recente hanno pubblicato online il Corpo delle Donne 2, la mercificazione della donna sulla stampa progressista.

Partendo dal famoso documentario di Lorella Zanardo, Antonio Ricci & Co. intendono dimostrare come la mercificazione dell’immagine della donna avvenga sulla stampa di sinistra e non solo sulle reti Mediaset.

A guardare i primi secondi del contro-documentario targato Mediaset, sembra di assistere piuttosto ad una resa, un’inevitabile disfatta. Per confutare il lavoro della Zanardo, infatti, Striscia le fa il verso.

Gli autori (autrici?) di questo capolavoro non possono fare altro che riprendere le immagini iniziali di Il Corpo delle Donne, inserendo una voce fuori campo che imita l’originale e come sottofondo Because the night di Patty Smith, inno delle “donne progressiste”.

Forse per il pubblico di Striscia la Notizia, questo documentario potrà sembrare l’avanguardia del femminismo (in salsa berlusconiana, sia ben chiaro), per la casalinga frustrata e il suo vorrei-ma-non-posso (permettermi-il-viagra) marito, il Corpo delle donne 2 sarà l’illuminazione del terzo millennio.

Ma per chi ha un minimo di cervello pensante, è chiaro che si tratta di una parodia in perfetto stile Striscia & Co. Una triste e avvilente imitazione, priva del senso critico e del lavoro analitico dell’originale.

Perché è vero che le donne nella pubblicità vengono reificate, il loro corpo mercificato, ma non è certo una scoperta di Antonio Ricci. E l’utilizzo che ne fa la televisione, certa televisione tanto cara al signor Ricci, è ancora peggiore. Bastano due semplici osservazioni per confutare la teoria del celebre regista (che reputo persona intelligente e astuta, quindi sa bene che la sua operazione serve solo a rafforzare l’idiozia del suo pubblico e, permettetemi il termine, a pararsi il culo).

  1. Le immagini in cui vengono ritratte donne svestite, se non propio nude, in posizioni ammiccanti, provocatorie o sconvenevoli non compaiono solo sulla stampa progressita. Non è solo Repubblica (o la sua edizione online) a pubblicare articoli o gallerie fotografiche “mortificanti” per le donne. Indovinate a quale gruppo editoriale appartiene Panorama… se avete detto Mondadori, avete capito già tutto.
  2. Per quanto l’utilizzo dell’immagine della donna su carta stampata possa risultare spregiudicato e avvilente, la televisione ha sempre la meglio. I numeri della tv sono più alti di quelli di qualsiasi altro media (e Striscia la Notizia, ahimè, ne è l’esempio più lampante). Ma il vero pericolo che viene dalla televisione è il palinsesto. Il tubo catodico è un enorme frullatore di immagini e messaggi, dove le donnine nude, in qualsiasi momento della giornata, si alternano alle notizie di cronaca nera, alle fiction sui santi e ai cartoni animati per i più piccoli. E questo il signor Ricci lo sa bene. Ecco perché, nel lontano 1988, quando nacque il programma, a portare le notizie ai presentatori erano le veline – e ormai anche la parola ha perso il suo significato originario!

Morale della favola, il messaggio che trasmette certa televisione si riassume in un coacervo di immagini potenti e destabilizzanti, che mettono sullo stesso piano il culo della soubrette di turno con l’omicidio efferato di una minorenne, senza che  il telespettatore possa distinguere un’emozione da un’altra. Tutto diventa reality e spettacolo, le donne sono oggetti, la politica la decide il bunga bunga, e Striscia la notizia è un serio programma di informazione giornalistica.

Ps: per chi non l’avesse ancora fatto, invito a guardare il Corpo delle donne, quello originale. È molto istruttivo.

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