Da Tehran

17 giugno 2009

Iran protest

Mi colpisce. Qualcosa che va diritto allo stomaco. Fa male.
Quello che sta succedendo a Tehran. Le notizie che arrivano via Twitter o Facebook, perché il regime (come altro chiamarlo?) sta facendo di tutto per oscurare il paese, non solo sono un pugno nello stomaco, ma raccontano di una società che, forse, conosciamo davvero poco.
Qui il link di una coraggiosa ragazza che in un video pubblicato da France 24 ha dato voce alle ragioni della protesta, all’angoscia dei giovani iraniani, che sperano, ma hanno anche paura. Perché la paura è inevitabile. Sono giorni, infatti, che mi chiedo: io cosa farei se fossi al loro posto? Soprattutto con le notizie che circolano, ufficiose, di 150.000 soldati schierati alle porte della capitale, con la pena di morte prevista per chi organizza attività “sovversive”. Proprio non lo so. Rimango a guardare basita. Mi viene da fare solo una piccola osservazione: la prossima volta che – da qualsiasi parte – vengono usate parole come “regime” o “dittatura” in merito alla situazione politica italiana, pensiamoci bene. Le parole hanno un loro peso, un significato del quale, nella comoda Europa, abusiamo.
Questo è il link: http://observers.france24.com/en/content/20090617-direct-tehran-despite-crackdown-information-war-authorities-censorship
E questo è il testo del video:
We didn’t want to rebel, but we want freedom, democracy and equality. We can’t use the Internet to get the news, all websites have been filtered and mobiles are jammed. FriendFeed, YouTube, Facebook, Twitter and all social networks are also filtered. All the news agencies are also filtered and some newspapers have closed.

[The authorities] have lowered Internet speed to such a low rate that we cannot follow the news with it. Our state media is also cooperating with the government — they don’t show any news at all. All these things signify what we’re going through right now.”

“Noi non ci vogliamo ribellare, ma vogliamo libertà, democrazia ed uguaglianza. Non possiamo usare internet per essere informati, tutti i siti sono stati filtrati e i telefonini sono intasati. FriendFeed, YouTube, Facebook, Twitter e tutti gli altri social network sono filtrati. Anche tutte le agenzie di stampa sono filtrate e alcuni quotidiani chiusi.
[Le autoritità] hanno diminuito la velocità delle connessioni internet così tanto che non riusciamo a trovare notizie. I nostri media statali cooperano con il governo – non mostrano nessuna notizia. Tutte queste cose rappresentano quello che stiamo affrontando ora”.

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Una Risposta to “Da Tehran”


  1. […] bombardare i propri civili per sedare una rivolta ha un sapore del tutto nuovo. Nemmeno in Iran due anni fa si sono spinti a tanto. Il regime di Ahmadinejad ha represso le manifestazioni degli studenti con […]


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