I treni giapponesi e le centrali nucleari italiane

15 marzo 2011

Un po’ di anni fa ero in stazione a Napoli, in attesa che arrivasse il treno veloce per Milano (all’epoca si chiamava ancora Eurostar). Ad aspettare al binario c’era anche un’allegra comitiva di giapponesi.

Il treno entrò in stazione con un’ora e mezza di ritardo. Appena lo videro, i giapponesi, presi da un raptus irrefrenabile, cominciarono a scattare foto come se avessero visto il papa entrare in San Pietro.

Dopo svariate ore (circa 12) arrivai a Milano. All’epoca vivevo con una ragazza giapponese alla quale raccontai lo strano comportamento dei suoi connazionali.

Lei scoppiò a ridere.

“E., scusa ma perché ridi?”

“Perché in Giappone se un treno fa così tanto ritardo si dimette il ministro dei trasporti”.

Ah. Ecco. Tutto si spiega.

Questo per dire che dovremmo valutare il rischio legato agli impianti nucleari anche in base alla variabile culturale. Il disastro di Fukushima si sta consumando in uno dei paesi più efficienti al mondo. In Italia (dove non siamo capaci nemmeno di avere treni puntuali) cosa sarebbe successo?

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